Intervista a Federico Rampini per Repubblica ed. Bari
Per la sua prima volta da narratore Federico Rampini ha scelto la Puglia, dove domenica scorsa a debuttto al castello di Monte Sant’Angelocome performer nello spettacolo "Occidente Estremo".
Ecco l'intervista di Don Pasta per Repubblica Bari al noto economista (tratto da http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/07/15/news/rape_e_risotto_alla_milanese-39083356/)
"Ora il mio pensiero corre alla crisi petrolifera degli anni ’70 e all’incapacità di affrontarla della classe dirigente.Furono le cause di una disperazione diffusa, della deriva terroristica e della diffusione delle droghe pesanti. Ho paura che in questa ennesima deriva centrista e benpensante ci si dimentichi delle tragedie umane che possono accadere e dei radicalismi che ne possono scaturire.
Rampini, crede che il mio sia un timore motivato?
"In questo spettacolo, Occidente Estremo, parto proprio dagli anni '70. Fu un'occasione mancata, purtroppo. Si produce la prima crisi energetica e non viene capita. Doveva essere il campanello d'allarme per pensare e progettare la sostenibilità. Fu in quel momento che si accelerò il declino dell'Occidente, nel suo gigantesco conflitto redistributivo. I '70 sembrarono anni di grandi spostamenti a sinistra. In realtà proprio lì cominciò la gigantesca egemonia del pensiero di destra, con la saldatura tra il movimento antistato di Friedman e la finanza tossica, frutto della liberalizzazione dei capitali. Noi credevamo di essere egemoni, invece eravamo subalterni a un neoliberismo che era stato pensato altrove. Per darle una risposta in positivo, siamo sotto la cappa di un pensiero centrista, ma in realtà è una crisi da cui si esce solo da sinistra. Si dovranno aggredire le diseguaglianze sociali. Bisogna dare soldi alla classe media. Non l'austerity, ma solo una politica forte di redistribuzione può farci ripartire".
Non me ne voglia, ma sono adirato con la vostra generazione. Non si sente responsabile anche lei di come le nuove generazioni stiano sull'orlo del baratro, senza nessuna prospettiva, annichiliti da cinquantenni trafficoni ed egoisti?
"Accetto le critiche alla mia generazione, ma ai giovani italiani direi che il potere bisogna conquistarselo cacciando quelli che lo occupano. Nessuno ti dirà: prego si accomodi prenda lei. L'indignazione dei giovani è l'elemento essenziale per la crescita della democrazia. Il mio ultimo libro, Alla mia Sinistra, inizia con una confessione. Sono preoccupato per i miei figli. La loro è la prima generazione con la certezza che il tenore di vita sarà inferiore al nostro, anche negli Stati Uniti, dove sono cresciuti in una società meno gerontocratica di quella italiana, dove viceversa ai 60-70enni non li schioda nessuno. Se ci pensi, la mia generazione, quella dei baby-boomers, resterà alle soglie del potere senza entrarci. In Cina a 65 anni i politici sono costretti ad andare in pensione".
Non so se l'hanno avvertita, ma in verità ho l'obbligo deontologico di parlare di cucina. Rischiamo di andare fuori traccia ma confido nel suo aiuto. Che si mangia in America?
"La questione del cibo è fondamentale. È un interessantissimo strumento di lettura della realtà. L'obesità è la malattia che sta distruggendo i poveri. A un certo punto dello spettacolo, per raccontare il declino dell'Occidente, parlo dei cinema
americani, pieni di obesi che si ingozzano di cibo spazzatura. C'è puzza di burro fritto dei pop corn, devono tenere il volume più alto a causa del sottofondo della gente che mangia senza sosta, i sedili sono larghissimi per contenere la ciccia, i bracciali hanno dei buchi enormi per far entrare bicchieri grandi quanto un bidoncino. È la
metafora di un iperconsumismo ipertrofico, un materialismo distruttivo. L'obesità è la rappresentazione del capitalismo che divora se stesso".
In Cina, dove anche ha vissuto per molto tempo, in cucina non si butta niente. Ho mangiato dei ravioli meravigliosi alla crema di sedano di cui non si buttavano neanche le foglie. Se ne può trarre una metafora economica?
"Anche la Cina si può leggere e interpretare magnificamente con il cibo. In mandarino, la lingua più diffusa, uno dei saluti è: hai mangiato? È il loro riflesso per aver conosciuto la vera fame. Chi vive nel resto del mondo non può immaginare la
grande diversità della gastronomia cinese, ricca ma senza nessuno spreco. Il boom economico, in generale nei popoli asiatici, ma soprattutto in Cina, non ha modificato le loro abitudini. Anche il cinese ricco ha conservato la lezione dei nonni e padri. C'è un grande rispetto delle risorse e non si spreca nulla".
Per finire: un nome e una ricetta. Obama?
"Penserei a Michelle Obama e alle orecchiette alle rape, piantate nell'orticello che ha sostituito parte del giardino della Casa Bianca. Fa parte della sua campagna contro la cattiva alimentazione, che porta avanti con coraggio e coerenza".
E Monti?
"È stato mio professore alla Bocconi ed è un amico di lunga data, nonostante le nostre posizioni siano spesso divergenti. Da professore non era uno dei miei favoriti, molto asciutto, con un sottile senso dell'umorismo britannico. Direi: un risotto alla milanese cui è stato tolto il midollo, che non si addice alla austerity, è troppo grasso. Peccato, perché è lui che da sapore al piatto".

