Press Area
Comunicato Stampa "Anestesia Totale" in uscita l'8 maggio
BOLOGNA 7 MAGGIO 2012
Presentazione Cd
“Anestesia Totale”
Testi di Valentino Corvino e Marco Travaglio
liberamente tratti dall’omonimo spettacolo di M. Travaglio
Musiche composte e arrangiate da Valentino Corvino
Canzoni interpretate da
Lucio Dalla – Franco Battiato – Caparezza – Antonella Ruggiero – Simone Cristicchi - Daniele Silvestri – Paola Turci –Luca Madonia – Marco Alemanno Isabella Ferrari - Petra Magoni & Ferruccio Spinetti – Nabil Salameh –
Da martedì 8 maggio
in tutti i negozi di dischi
Il ricavato delle vendite del cd, a cui tutti gli artisti coinvolti hanno partecipato a titolo gratuito, sarà devoluto alla Comunità San Benedetto al Porto
di Don Andrea Gallo
Anestesia Totale: dodici brani inediti composti e arrangiati da Valentino Corvino, undici testi scritti assieme a Marco Travaglio, dieci canzoni interpretate dai alcuni dei più grandi artisti del panorama musicale italiano, Lucio Dalla & Marco Alemanno, Franco Battiato & Luca Madonia, Caparezza, Antonella Ruggiero, Simone Cristicchi, Daniele Silvestri, Paola Turci, Isabella Ferrari, Petra Magoni & Ferruccio Spinetti, Nabil Salameh. Un concept album che ruota attorno al tema della manipolazione dell’informazione, il cui ricavato sarà devoluto alla Comunità di Don Andrea Gallo, da quarant’anni anni impegnata nell’accoglienza e nel sostegno dei più poveri e bisognosi.
L’idea del cd nasce dall’incontro fra il giornalista, che ha fatto della ricerca della verità il marchio della sua carriera, e il poliedrico musicista, da sempre impegnato nella sperimentale fusione fra suono acustico ed elettronico. Marco Travaglio e Valentino Corvino danno vita ad un album che è un ritratto feroce, tagliente, desolante, a tratti umoristico della situazione socio–politica italiana. Brani che denunciano la condizione di totale cecità in cui i cittadini si trovano a vivere, ormai lobotomizzati da un informazione distorta e asservita al potere.
Anestesia Totale è anche il titolo dello spettacolo di e con Marco Travaglio, Isabella Ferrari e le musiche di Valentino Corvino che ha debuttato l’anno scorso con grande successo e da cui è nata l’idea del cd.
Il primo artista ad aderire con entusiasmo al progetto è stato Lucio Dalla. Il cantante bolognese aveva colto l’importanza di questo lavoro: riunire sotto un'unica bandiera questa energia di riscatto e di coscienza civile che accomuna diversi cantanti italiani. L’innocenza, cantata in coppia con Marco Alemanno, è la speranza di tornare ad uno stato di solidarietà, di fiducia e apertura verso l’altro contro il bieco individualismo di questi ultimi anni. Un dono, quest’ultima sua interpretazione, che lancia un messaggio importante: ritrovare quell’originaria innocenza perduta per ridare senso profondo alla propria vita.
Un disco irriverente che indaga il lato oscuro del quarto potere, capace di manipolare l’opinione pubblica, di rinnegare la funzione di “cane da guardia” di politica e finanza per trasformarsi in “cane da compagnia” o al massimo “da riporto”, come ricorda Travaglio. Tema forte racchiuso in maniera emblematica nel singolo di lancio: Il cane interpreto da Simone Cristicchi.
E’ nato così un album inevitabilmente politico che racconta la costante manomissione della realtà, un tema che ritroviamo già dalla prima canzone, Anestesia Totale interpreta con grande intensità da Isabella Ferrari, nell’inedita veste di cantante, insieme allo stesso Corvino. Un viaggio musicale nell’odierna fabbrica del consenso, che passa attraverso le note di Minzulpop, cantata da Caparezza, alla descrizione del clima da guerra civile di War Poem con Daniele Silvestri, affresco perfetto nel quale ci ritroviamo dopo decenni di propaganda mediatica. Canzoni di denuncia di un Paese in bilico fra drammi quotidiani come nel Il volo interpreta da Nabil Salemh (frontman Radiodervish) e i grandi slanci come in I have a dream (con le voci di M.L.King e Gandhi) e in Libertà, dove Paola Turci canta: “La Libertà non è il Paradiso. E’ la speranza, è camminare e girare intorno al mondo senza sudditi e senza padroni”.
Alla voce di Franco Battiato e Luca Madonia è affidata la sensazione di smarrimento di fronte ad un costante bombardamento di notizie, opinioni, finte verità che hanno annullato il nostro metro di giudizio. Il caos ci riporta ad una condizione di incoscienza e di alienazione. E se la verità divenuta solo opinione, se le certezze vacillano e la precarietà segna la nostra società il pericolo più grande è la passiva accettazione di una verità imposta, tema che ritroviamo ne L’attesa, interpretata da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. E la verità svanita è anche quella annunciata dalla fredda voce metallica del brano interpretato dal violino e dalla voce di Valentino Corvino in Radio-Ads. L’unico appiglio alla vita reale rimane l’amore, come canta l’eterea voce di Antonella Ruggiero in Due spie. Se le tragedie della storia tendono a ripetersi, talvolta in forma di farsa, a farne le spese sono i cittadini, trasformati in burattini dalle orecchie di legno. L’arte con la sua capacità di raccontare serve anche a questo: a farci riflettere, a farci restare umani.
Un progetto coraggioso e generoso: i ricavi della vendita verranno devoluti alla Comunità San Benedetto al Porto di Don Andrea Gallo, per ricordare che il risveglio delle coscienze passa anche attraverso la musica.
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Comunicato stampa "Lo schifo" in libreria dal 23 febbraio
COMUNICATO STAMPA 20 FEBBRAIO 2012
LO SCHIFO
Omicidio non casuale di Ilaria Alpi nella nostra ventunesima regione
di Stefano Massini
Da giovedì 23 febbraio in libreria
Giovedì 23 febbraio, edito dalla Corvino Meda Editore – Promo Music nella collana Paperback, esce in libreria Lo Schifo. Omicidio non casuale di Ilaria Alpi nella nostra ventunesima regione, di Stefano Massini.
L’autore, dopo il successo di Anna Politkoskja (libro+dvd, con la partecipazione di Ottavia Piccolo, ed. Corvino Meda Editore), sceglie ancora una volta di dare voce a una giornalista che ha pagato con la vita il suo amore per la verità. Un delitto di cui, malgrado i depistaggi, gli inganni, le sparizioni dei testimoni, il furto di documenti e perfino del vero certificato di morte di Ilaria Alpi, ormai sappiamo quasi tutto. Rimangono da svelare i nomi dei mandanti, ancora sconosciuti per via dell’impossibilità di portare fino in fondo le indagini.
A riportare l’omicidio Alpi alla nostra memoria, anzi, a impedirci di dimenticarlo, ci ha pensato Stefano Massini scrivendo un testo duro e impietoso, immediato come frammenti taglienti di istantanee, quasi un flusso di coscienza che ripercorre gli ultimi giorni di vita di Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin. È la giornalista stessa che ci narra in prima persona i suoi incontri e le sue sensazioni, fino a scoprire lo schifo degli affari che legano l’Italia alla Somalia, le inquietanti verità che hanno a che fare con il traffico illecito di armi e con il trasporto illegale di rifiuti tossici. Un mondo di corruzione che unisce la cooperazione italiana a quei rappresentanti del governo somalo, che dopo la morte del dittatore Siad Barre trasformarono la Somalia nel teatro di una guerra senza quartiere.
Scrivendo questo testo di grande forza emotiva, Massini - senza dubbio uno dei più interessanti drammaturghi della nostra scena, non vuole darci un affresco storico, ma servirsi dello sfondo storico, conosciuto anche studiando i documenti della Fondazione Ilaria Alpi, per raccontarci e soprattutto ricordarci l’ennesima anomalia italiana, la storia di una giovane donna che considerava del tutto normale e non un atto di coraggio fare il proprio lavoro: cercare a tutti i costi la verità, senza badare a quanto le potesse costare. E con questo dare una testimonianza di coscienza.
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin non sono eroi. “Eroe” è una parola che in Italia serve a innalzare e a rendere distanti coloro che cercano solo di fare bene il proprio lavoro, una parola che è una commemorazione finta e bieca che serve ad evitare gli esempi. La storia di questo omicidio è in apparenza semplice, già sentita eppure ogni volta tragica, pesa sulle nostre coscienze come un macigno. Nel labirinto delle tante verità mancate, da giornalista investigativa brava e capace, Ilaria insegue una verità scomoda e per questo la paga con la vita. E alla menzogna si aggiunge menzogna sulla sua morte. L’ennesimo episodio della storia italiana pronto ad essere celato, camuffato perché, come ricorda lo stesso Walter Veltroni nella prefazione del libro: “C’è un grumo grigio che nasconde la verità e che ha reso la nostra democrazia una democrazia incompiuta”.
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Comunicato stampa "Il bene mio" - 10 febbraio 2012
COMUNICATO STAMPA 3 FEBBRAIO 2012
PROMO MUSIC
presenta
"Il bene mio.
La vita e le canzoni di Matteo Salvatore”
spettacolo musicale con:
Lucio Dalla, Raf, Moni Ovadia, Teresa de Sio, Radiodervish, Erica Mou, Savino Zaba, Vito Signorile, Mimmo Epifani e Fausto Mesolella
voce recitante Marco Alemanno
Musiche dal vivo di H.E.R. e la band Famenera (Alessandro Castriota Scanderberg - piano, Massimo Satta - chitarra, Matteo Pezzolet- contrabasso, Matteo Di Francesco - batteria)
regia Cosimo Damiano Damato
10 febbraio ore 21.00 – Teatro Petruzzelli (via Salvatore Cognetti, 8) - Bari
Oltre 10.000 persone hanno assistito al debutto dello spettacolo “Il bene mio. Le canzoni di Matteo Salvatore”, prodotto in Puglia e con il sostegno di Puglia Sounds, che si è svolto il 14 settembre nella piazza di Manfredonia, dove 9 grandi interpreti della canzone italiana hanno reso omaggio ad uno dei più popolari cantastorie del nostro Sud. Forte di questo successo Promo Music di Marcello Corvino ha deciso di produrre uno spettacolo teatrale dedicato “all' unica fonte di cultura popolare”, come lo scrittore Italo Calvino amava definire Matteo Salvatore, che debutterà ad Apricena (il 7 febbraio alla Casa Matteo Salvatore), per spostarsi a Foggia (l' 8 febbraio nel Teatro del Fuoco), a Manfredonia (il 9 febbraio al Teatro Comunale), chiudendosi il 10 febbraio, in una serata speciale che vede la partecipazione di nomi di spicco della musica e della cultura italiana: Lucio Dalla e Marco Alemanno saliranno sul palco insieme a Raf, Moni Ovadia, Teresa De Sio, Radiodervish, Savino Zaba, Erica Mou, Vito Signorile, Mimmo Epifani e Fausto Mesolella accompagnati da H.E.R e i Famenera, in un contesto unico: il suggestivo Teatro Petruzzelli di Bari, simbolo di cultura e della sua rinascita.
“Il bene mio. La vita e le canzoni di Matteo Salvatore” è un viaggio poetico e musicale che racconta la vita del cantastorie di Apricena, uno dei padri della musica popolare del meridione. Il monologo, scritto dal regista pugliese Cosimo Damiano Damato (con la supervisione di Raffaele Nigro), ripercorre gli episodi più significativi dell’esistenza di Matteo. Pagine intense che hanno ispirato le sue canzoni e che narrano di un Sud magico e maledetto, ma anche straordinariamente puro nella sua bellezza.
Marco Alemanno come un moderno aedo, con la sua fisicità alla Carmelo Bene, con il movimento della voce, guida gli spettatori alla riscoperta della vita e dei capolavori di un uomo e di un artista assolutamente fuori dal comune. H.E.R., che ha magistralmente riarrangiato i pezzi in chiave moderna preservandone l’autenticità, scandisce il repertorio di Salvatore con violino e voce, accompagnando, insieme ai Famenera, gli artisti sul palco. Un progetto ambizioso, quello di riportare alla memoria del pubblico un interprete molto amato della canzone popolare ma troppo velocemente dimenticato, tanto da coinvolgere ed entusiasmato un grande cantautore della musica italiana: Lucio Dalla, che dichiara: “L’anima del Sud impregna le canzoni di Matteo Salvatore, come una autentica bandiera sociale, per il modo in cui ha condotto la propria esistenza, e per come ha conferito alla sua musica una forte funzione provocatoria di denuncia”. La prima tappa dello spettacolo teatrale con Alemanno, Her e Dalla, avverrà il 7 febbraio alla Casa Matteo Salvatore, istituzione fortemente voluta dal Comune di Apricena, partner nell’iniziativa, proseguendo poi a Foggia, Manfredonia e culminando nella serata speciale del 10, dove sono stati coinvolti grandi nomi della cultura e dalla musica italiana.La storia narrata da Alemanno è un continuo flash back, ripesca nella vita di Matteo episodi di un passato che ci sembra così distante nonostante la vicinanza storica.Matteo Salvatore ci appare come un diamante dalle molteplici sfaccettature, che illuminano aspetti diversi e complessi della sua opera e della sua anima. L’anima del vecchio con il ricordo, il rimpianto, la polvere, con il freddo della sera e della morte della canzone interpretata da Raf “Fra me e te”, una delle ultime melodie di Salvatore dedicata a Doriana, l’amore di una vita del cui omicidio fu accusato in prima istanza il cantante di Apricena.Mentre l’anima del fanciullo segnata dalla fame e dalla lotta per la sopravvivenza si ritrovano nelle parole di “Il Lamento dei mendicanti” (Radiodervish), come in “Pasta nera” (H.E.R.), “Mo' vè la pappa” (Savino Zaba) e in “Maccheroni” interpreta dalla giovane Erica Mou, candidata alla prossima edizione di Sanremo Giovani. Ma Salvatore non racconta solo la miseria, con un lirismo unico compone melodie dolcissime come “La notte è bella” ( H.E.R.) e “La cometa” ( Radiodervish) e “Mò vè la bella mia” (Alemmano) cantati con voce orientata ad un registro alto, ma mai sguaiata, anzi velata da una garza di disperazione, una sfumatura dolce e dolente. Lucio Dalla duetterà con Alemanno in “Lu bene mio”, che da il titolo allo spettacolo, la canzone più famosa di Salvatore, storia di un giovane partito per amore, per necessità, ma anche per desiderio di avventura. Una storia antica come la storia del mondo eppure ancora moderna. Canto amaro e dolente invece,”Lu monaco cercatore” il manifesto di un’intera generazione di “vinti” a cui il cantante bolognese ridà voce.
Invece l’anima del banditore ironico e sarcastico accompagnato dal corno la ritroviamo nelle parole di “E’ proibito” (Moni Ovadia), “La bicicletta”(Mesolella e Epifani), così come la saggezza popolare ne “Le chiacchere de lu paese” (Teresa De sio), i cui testi sono un affresco autentico e vivo della cultura orale del dopoguerra.
E infine l’anima del lavoratore, testimone dei soprusi subiti nei campi di grano a mietere sotto lo sguardo vigile del sorvegliante, sotto il sole cocente, curvi dall’alba al tramonto, che ritorna in “Padrone mio” (Marco Alemmanno) e “Lu sovrastante” (Vito Signorile). Testi drammatici capaci ci colpirci ancora oggi quando col passare del tempo solo il colore della pelle dei lavoratori è cambiato, mentre troppo spesso immutate rimangono le condizioni di vita dei braccianti.
Ma non solo musica per il popolo, con le sue ballate allegre, con le sue struggenti canzoni di vita contadina, Salvatore era apprezzato anche dagli intellettuali. Storica l’affermazione di Italo Calvino: “le parole di Matteo le dobbiamo ancora inventare”. La sua vicenda umana ed artistica è quella di un uomo che ha cantato le rivendicazioni e le aspirazioni di una terra, le tradizioni e le storie di una comunità umana che non aveva voce, ma che nelle sue canzoni aveva possibilità di esprimere gioie e dolori.
Questo spettacolo non è solo un omaggio ad un artista profondamente amato dalla gente comune, ma ha l’ambizioso l’intento di far riscoprire al grande pubblico l’opera di un poeta popolare unico, un cantante sopraffino di ineguagliabile musicalità, un ottimo chitarrista autodidatta di audace raffinatezza e di ritrovare così, un intero patrimonio culturale, uno spaccato del nostro Sud, rustico e drammatico allo stesso tempo.
"La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca" di e con Paolo Villaggio
LA CORAZZATA POTËMKIN E’ UNA CAGATA PAZZESCA
di e con Paolo Villaggio
e con l’accompagnamento musicale di
Federico Codicè alla chitarra
DEBUTTO NAZIONALE
31 dicembre ore 22.00
Palazzetto dello Sport
Piazzale Atleti Azzurri d'Italia - Verona
Un capodanno speciale quello di Verona, dove il 31 dicembre, alle ore 22 presso il Palazzetto dello Sport, debutta il nuovo spettacolo di Paolo Villaggio “La corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca”, prodotto da Promo Music di Marcello Corvino.
Una carrellata di ricordi, dall’infanzia alla timidezza dell’adolescenza, dall’insuccesso con le ragazze alla guerra, passando per l’euforia della fine del conflitto, il successo, gli amici. Racconti paradossali e grotteschi in cui finzione e realtà si fondono senza che lo spettatore riesca a distinguere fra pura invenzione comica e verità, se la verità esiste.
Per quasi due ore di fila, Villaggio si diverte e promette di far divertire, simulando commozioni sparse, storie vere, nostalgie finte, modulando toni fantozziani, miserie fracchiane e lampi di nero sarcasmo alla Kranz.Un recital in cui i ricordi riaffiorano leggeri, come condotti per mano sul filo della tenerezza o su quello più graffiante dell'ironia, un registro più consono alle doti di Villaggio.
Tra le tappe più curiose e divertenti della vita di Villaggio, raccontata a partire dalla sua città natale, la Genova fra gli anni ’30 e ’40, un capitolo particolare sarà dedicato agli amici: Gassman, Tognazzi, Ferreri e Fabrizio de André, con cui Paolo Villaggio ha vissuto una giovinezza scapestrata e felice, a Genova prima e nelle navi da crociera poi. Per Faber, l’attore genovese, scrisse i testi per la canzone “Il fannullone” e per la ballata dal sapore medievale “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”, entrambe eseguite in scena dalla chitarra di Federico Codicè. Villaggio racconta l’esilarante nascita del brano dedicato al sovrano libertino, i cui versi recitano: «È mai possibile o porco di un cane / che le avventure in codesto reame / debban risolversi tutte con grandi puttane?», un testo ancora oggi di un’attualità disarmante.
La carriera di Paolo Villaggio, iniziata nel 1968 con l’approdo in Rai, prosegue nel mondo del cinema, realizzando ben 74 film e scrivendo ben 20 libri. La sua invenzione più celebre rimane il ragionier Ugo Fantozzi, archetipo dell’italiano medio soprafatto da un destino tragicomico, l’impiegato di cui intere generazioni hanno riso e continuano a ridere, esorcizzando così le proprie quotidiane disavventure.
Villaggio riporta così in scena le sue emozioni: apre la valigia dell'attore, indossa e sveste maschere invisibili per dare vita a un Amleto infantile e spaesato davanti al mistero della vita e del successo, capace di ridere di se stesso e degli altri attraverso un cinismo unico.
E ci si chiede se sia davvero lui, quel bambino timido che non salutava in ascensore, ci si interroga se davvero Giorgio Strehler fosse antipatico, si sente nelle narici il profumo intenso della magnolia, ricordo vivo della moglie.
Il teatro è finzione e vita allo stesso tempo, e sul confine fra le due a Villaggio piace giocare come il più esperto dei funamboli. Questo è il bello dello spettacolo, che si insinua come un serpente in una lunga esistenza, interlacciata con una carriera sotto i riflettori: si ride, si pensa e si viene provocati. Ed è proprio la provocazione ironica e sottile l’arma più affilata di Villaggio, capace di sfidare lo spettatore ma allo stesso tempo di portarlo ad una dimensione “umana”, leggera.
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Comunicato stampa "Io sono il teatro"
Roma 30 ottobre 2011
Marcello Corvino
presenta
con la collaborazione di
Cinecittà Luce
Io Sono il Teatro
Arnoldo Foà raccontato da Foà
un film-documentario di
Cosimo Damiano Damato
Sinossi
Io sono il teatro è un viaggio nella memoria del vissuto artistico e umano del grande attore, regista e commediografo Arnoldo Foà. Il Maestro racconta se stesso. Seduto dalla poltrona di casa sua rivede alla tv tutto il suo teatro e lo commenta, con il piglio di sempre fra ironia, poesia e impegno civile. Un viaggio che racconta per immagini anche tutto il teatro italiano, di cui Foà è stato ed è la vera anima. Il Maestro ci fa sedere in prima fila davanti al suo palcoscenico e ci rivela aneddoti e ricordi legati agli spettacoli portati in scena: da Pirandello a Baricco.
Non solo contributi video inediti degli spettacoli, ma anche le sue celebri dizioni di poesia, da Dante a Neruda. Fra le immagini inedite anche il suo ritorno a Ferrara per un omaggio a lui tributato. È proprio nella città emiliana che Foà nasce nel 1916 da una famiglia di origine ebraica. Un racconto emozionante che vede il giovane Arnoldo trasferirsi a Roma, dove frequenta per qualche tempo il Centro Sperimentale di Cinematografia. Costretto ad abbandonare il Centro nel 1938 in seguito alla promulgazione delle leggi razziali, per diversi anni lavorerà come attore sotto falso nome, e solo dalla fine della guerra diventerà Arnoldo Foà, uno dei protagonisti del Teatro italiano del '900. Un grande racconto di vita e di spettacolo di un uomo che ha saputo essere continuità fisica fra palcoscenico e vita.
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press Book "Io sono il teatro"
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